Vivere lo sport oggi

“Sport incredibile”: parto dal titolo di questo meetingevento che per diversi giorni mi vedrà lavorare per cercare di meglio comprendere quali siano le principali trasformazioni dello sport nella società contemporanea e quali gli scenari che tali trasformazioni ci pongono di fronte.

Indubbiamente, sono molti i segnali che possono condurci oggi a ritenere che lo sport “abbia dell’incredibile”: periodicamente i media (giornali, tv, rotocalchi, ecc.) presentano all’opinione pubblica scandali sportivi (dal doping di stato a calciopoli, per citare alcuni dei più recenti scandali che hanno attraversato la scena sportiva italiana) che ci sembrano erodere dall’interno quelli che erano i valori cardine della cultura sportiva moderna: la regolamentazione della violenza, la parità delle opportunità, la ricerca del perfezionamento della performance sportiva (l’ideale del record), il fair play.
Questa crisi della credibilità dello sport è tanto più rilevante quanto più pensiamo al fatto che lo sport come fenomeno moderno si è sviluppato proprio come veicolo dei valori tipici di una società, quella industriale, che era in crescita e in espansione. A livello dello sport di vertice, i grandi campioni hanno rappresentato modelli di successo di una nazione e l’incarnazione dei valori di un popolo, al punto da essere fatti oggetto di strumentalizzazione al servizio dei vari regimi politici. A livello dello sport della gente comune, la pratica sportiva ha svolto molteplici funzioni: di inclusione sociale, di educazione delle masse a uno stile di vita sano, di formazione delle giovani generazioni alle regole e ai ruoli sociali adulti.

Dobbiamo dunque concludere  che lo sport oggi abbia perso la sua credibilità o le sue credenziali?
Certamente, alcune trasformazioni dello sport moderno possono sollevare in noi alcune perplessità e criticità.

La commercializzazione e la spettacolarizzazione dello sport ne hanno fatto un settore di mercato le cui logiche spesso sembrano prevalere su quelle strettamente sportive, enfatizzando la spinta alla competizione e alla vittoria a tutti i costi. Inoltre, il consumo passivo di sport attraverso la fruizione televisiva ha rafforzato la quota dei “sedentari”, che le ultime rilevazioni in Italia attestano intorno al 40% della popolazione nazionale.

La spettacolarizzazione dello sport, divenuto sempre più uno showbusiness, ha generato anche un abuso di mediatizzazione sportiva: siamo bombardati quotidianamente da notizie e immagini sportive, tali da generare un senso di disagio, una sorta di “indigestione” di sportività. Accanto a ciò, la sovrarappresentazione mediatica dello sport ha trasformato i campioni sportivi in uomini e donne di spettacolo, i cui gusti e preferenze fanno notizia e divengono oggetto di imitazione. Si assiste così a quel processo che alcuni commentatori chiamano “sportivizzazione della società”: lo sport è sempre più massicciamente utilizzato come un simbolo per rappresentare vari aspetti della vita sociale, enfatizzandone però gli aspetti ad impatto emozionale e mediatico rispetto ad altri elementi che potrebbero svolgere una funzione educativa.

Lo sport spettacolo alimenta anche il fenomeno del tifo, che spesso assume forme estreme che si traducono in violenza, ma che più in generale producono deresponsabilizzazione e alienazione in contrasto con i valori ispiratori dello sport.

La cultura sportiva contemporanea forse non offre un aggancio immediato e automatico ad una proposta, insieme valoriale e metodologica, come quella della fraternità: ma fino a quando lo sport riuscirà ad esprimere una ricerca e una sperimentazione dell’umano, io credo che ci sia lo spazio per avviare nuovi percorsi di riflessione e di sperimentazione.

Raffaella Ferrero Camoletto
sociologa, Università di Torino

Lo sport oggi: tendenze e prospettive